Biografia

christoffslide

Nato a Plovdiv il 18 maggio 1914, Boris Christoff mostrò un precoce talento musicale cantando, da bambino, nel coro della Cattedrale Alexander Nevsky di Sofia. Laureatosi in giurisprudenza negli anni ’30, ebbe una breve carriera da magistrato, pur continuando a coltivare privatamente lo studio del canto. In occasione di una sua esibizione come solista del Coro “Gussla” di Sofia, fu udito dal re Boris di Bulgaria che rimase molto colpito dalla sua voce e dal suo talento tanto da offrirgli un sostegno economico per proseguire gli studi musicali all’estero. Il 18 maggio 1942, giorno del suo ventottesimo compleanno, Boris partì dunque per l’Italia, destinazione che considerò la più naturale per iniziare una carriera di cantante lirico. Studiò per due anni con il baritono Riccardo Stracciari, quindi, tra il 1944 e il 1945, proseguì i suoi studi in Austria, al Mozarteum di Salisburgo. Rientrato in Italia al termine della guerra, fu scritturato dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia per un recital di Lieder russi il 28 dicembre 1945, in quello che lui avrebbe poi considerato il suo debutto ufficiale come cantante lirico. A questo concerto ne seguì un altro nel 1946 con l’Orchestra di Santa Cecilia, sotto la direzione di Molinari Pradelli, e nello stesso anno debuttò sulla scena operistica interpretando Colline in una produzione de “La Bohème” a Reggio Calabria. Ritornò all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia il 7 febbraio 1947 per un recital brahmsiano e la sera successiva debuttò all’Opera di Roma nel ruolo di Pimen in “Boris Godunov”, con grandissimo successo di critica e di pubblico. Da allora l’ascesa di Christoff fu inarrestabile e la sua attività proseguì in tutti i maggiori teatri d’Italia e del mondo, dalla Scala di Milano al Covent Garden di Londra, dall’Opéra di Parigi al Teatro Municipal di Rio de Janeiro.

Nel 1950 fu invitato a cantare al Metropolitan Opera di New York nel “Don Carlo” ma, dopo varie trattative, gli fu negato il visto d’ingresso a causa del McCarran Immigration Act che impediva l’accesso negli Stati Uniti a cittadini dei paesi dell’est europeo. Il ruolo fu alla fine ricoperto da un basso italiano, Cesare Siepi. In futuro le restrizioni si allentarono e Christoff fece il suo debutto sulla scena statunitense nel 1956 all’Opera di San Francisco, ma, nonostante i numerosi inviti, non accettò mai di cantare al Metropolitan.christoffbox2

La carriera di Christoff continuò intensa fino alla fine degli anni ’60, quindi rallentò notevolmente limitandosi ad alcune sporadiche apparizioni in concerti e recital. Alla sua morte, sopraggiunta il 23 giugno 1993, il suo corpo fu riportato in Bulgaria e tumulato, dopo solenni funerali di Stato, nella Cattedrale Alexander Nevsky di Sofia dove aveva cantato da bambino.

Senza precedenti sono state le sue interpretazioni del repertorio russo melodrammatico e da camera (Mussorgskij, Rimskij Korsakov, Balakirev, Glinka, Cui e Borodin). Memorabili anche le sue interpretazioni delle opere di Wagner (in particolare il ruolo di Gurnemanz nel “Parsifal”), di Beethoven (“Fidelio”) e di Verdi (“Don Carlo”, “Nabucco”, “Attila”, “La forza del destino”), fra molte altre. Nel repertorio di Boris Christoff figurano anche i canti russi di tradizione popolare e liturgica che egli fece conoscere al mondo spesso in prima esecuzione e che incise per la EMI, lasciando al mondo musicale un patrimonio fino ad allora poco conosciuto. Harold Rosenthal colloca Boris Christoff, per la sua magnetica espressività e per la sua potenza vocale e drammatica, tra i più grandi cantanti-attori di ogni tempo.

I commenti sono chiusi